Il culto della personalità

Da Milano dopo la chiusura a ipotetiche coalizioni di sinistra e a differenza di Berlusconi, che come la Fenice risorge (o lo fanno risorgere) sempre, Renzi è il classico uomo solo al comando che si sente sempre più solo. Ancora saldamente alla guida del PD per grazia delle primarie ma pur sempre accerchiato. E quando si è accerchiati giocoforza siamo isolati. Nel giro di pochi giorni Matteo Renzi è stato scaricato da alcuni storici leader del centrosinistra italiano, da Walter Veltroni a Romano Prodi per non dire di Gianni Cuperlo e del ministro Dario Franceschini.
Come ultimo rigurgito, tipico di sta affogando, Renzi si agita sulle proprie forze chiudendo anche a Giuliano Pisapia, mite catalizzatore del composito mondo alla sinistra anche interna al PD stesso. E come misura di salvataggio sceglie di sacrificare la storica “L’unità” proponendo “Democratica” alla stessa maniera di quei decadenti imperatori romani intrisi di culto della personalità.
Al fianco di Renzi restano i fedelissimi Guerini, Orfini, Lotti, Boschi ovverosia tutto il cerchio del “Giglio magico” che rendono ancor più evidente l’isolamento. Specie quando denuncia senza troppi giri di parole il complotto ai danni dal capo. L’immagine della congiura rafforza la solitudine della vittima. Una sensazione tangibile, plasticamente rappresentata dal grido disperato del leader dal palco di Milano che sa tanto di Fort Alamo.
Probabilmente a settembre, se non succede niente prima a livello istituzionale per il continuo incontrollabile flusso migratorio dall’Africa, assisteremo a una sempre più rilevante presa di distanza dal gran capo. È un passaggio inevitabile e fisiologico dopo la dura sconfitta al referendum costituzionale e la batosta alle amministrative che inversamente non porterà nessuno a salire sul carro del perdente.
Non ci pensa più neppure Berlusconi dopo che per lungo tempo si è favoleggiato su una possibile grande coalizione tra Pd e Forza Italia in chiave antipopulista. Il grande risultato del centrodestra all’ultima tornata elettorale è stato come un salto indietro nel tempo, fino al 1994.
«Il centrodestra unito è il primo polo -dice Berlusconi- quindi ora guardiamo al futuro con fiducia. Non strizzo l’occhio a Renzi. Lo dice Salvini, ma non è vero». L’ennesimo segnale per Renzi che qualcosa è davvero cambiato e che certi scricchiolii intorno alla sua figura sono troppo allarmanti per far finta di nien

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