Il futuro tradito

suicida

Stavo leggendo, per approfondire il concetto di eutanasia, tutta la storia del povero Fabiano Antoniani, meglio conosciuto come dj Fabo, e la sua decisione di togliersi coscientemente la vita assistito in maniera sanitaria in una clinica svizzera. Purtroppo, o per fortuna a secondo dei casi, in Italia il vuoto legislativo non permette questa pratica costringendo, chi vuol attuare l’eutanasia assistita a rivolgersi all’estero. Durante la lettura mi sono imbattuto in questo tweet che ha catturato la mia attenzione:

Un paese che ci costringe a scappare per vivere.
E ora ci costringe a scappare anche per morire.

Fermo restando il mio rispetto per il suicidio assistito scelto da Fabiano e la necessità di colmare questo vuoto legislativo sulla questione resta innegabile il fatto che ci sentiamo alieni in casa nostra, inconsapevoli etichettati come apolidi dal nostro stesso Stato. Non solo ci è negato il consapevole diritto di avere un termine ma ci è negato il diritto di avere un futuro.

Qualche giorno fa, Michele Valentini un ragazzo trentenne si è suicidato dopo che non riusciva a trovare un lavoro. Ha lasciato non un video testamento come Fabiano ma una lettera che mette i brividi di orrore e lascia ancor più che sgomenti:

Non è assolutamente questo il mondo che mi doveva essere consegnato, e nessuno può costringermi a continuare a farne parte. È un incubo di problemi, privo di identità , privo di garanzie, privo di punti di riferimento e privo ormai anche di prospettive.

Cogliete le analogie tra la morte di Fabiano e quella di Michele? In entrambi i casi la colpa è di uno Stato assente che non tutela i propri cittadini, impegnato com’è a dipanare liti da pollaio. Uno Stato che non garantisce un futuro per l’eutanasia e per la vita, non è uno Stato ma solo un’espressione geografica dove i cittadini sono visti solo come numeri.

Sabina Berretta, laureata in neuroscienze psichiatriche all’Università di Catania, adesso è a capo di un reparto di ricerca a Boston, USA, denominato Harvard brain tissue resource center ossia la banca dei cervelli per le ricerche su malattie come Parkinson e Alzheimer. Lei ce l’ha fatta ma, come Fabiano, può benissimo gridare «Qui senza l’aiuto del mio Stato» dopo che le è stato rifiutato perfino un impiego come bidella all’ateneo italiano. Quanti come Sabina e quanti come Michele, accumulati tutti dall’abbandono da parte dello Stato che al contrario avrebbe dovuto tutelare il loro futuro?

Sono entrato in questo mondo da persona libera e da persona libera ne sono uscito l’ha scritto Michele ma è stato lo stesso pensiero di Fabiano ed è il pensiero di moltissimi altri giovani senza tutela, sfruttati e stritolati dal sistema.

Eh si, questa generazione si sta veramente vendicando di un furto ed è questa la cosa spaventosa.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...