Quelli che…. sperano!

renzino

Matteo Renzi “è geneticamente un bullo”. È il giudizio che Enrico Mentana dà dell’ex premier in una lunga intervista al Corriere della Sera.

“La scissione parte da chi non rispetta lo Statuto. E chi non lo rispetta ora è il segretario che non sta aprendo il congresso e nella sostanza dice che farà le liste come dice lui”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano

“Renzi però – come Craxi prima di lui – ama circondarsi di camerieri. E questa è la premessa di ogni rovina politica” dice Ernesto Galli della Loggia

«Ho visto che il presidente del Partito democratico ha detto ‘entro 10 giorni facciamo la legge elettorale o si vota subito’: ma con quale progetto? È sconcertante, sono sconcertato» ha ribadito Massimo D’Alema

“Renzi si comporta come un pokerista disperato, che raddoppia la posta dopo ogni partita persa.” rincara Enrico Rossi

Ferruccio De Bortoli invece canta il de profundis delle 4 camicie bianche socialiste sconfitte: Renzi, Sanchez, Valls e Samson

Delle leggi imposte con l’arroganza del canguro, non è rimasto più nulla. La riforma costituzionale nata nel triangolo pensatorio Rignano-Laterina-Firenze, quella che tutto il mondo ci avrebbe copiato, è stata bocciata dal popolo e demolite dagli organi di garanzia istituzionali. I mille giorni renziani, come prevedibile nell’Italia vigliacca di coloro che lucrano all’ombra della politica, sono stati rinnegati come un monumento di sabbia per quell’uomo forte che si credeva invincibile. Renzi con tutta quella prosopopea neoberlusconista fatta di decisionismo pasticcione e pasticciato, ha finito per sottrarre alla necessaria sovranità della politica persino la regola del gioco cruciale come la legge elettorale, abiurando quell’Italicum su cui erano stati spesi fiumi di parole e speranza di grandeur.
Tra tutto c’è ancora la cieca ostinazione di Renzi rifiutarsi di prendere atto della realtà dopo la sua irreversibile sconfitta, auspica un utopico raggiungimento di quel 40% tale che gli consenta di rimettere piede a Palazzo Chigi ma non ha fatto i conti con l’oste, anzi con gli osti che li si sono rivoltati contro. E gli osti sono quelli della Ditta, quelli del Pd, quelle minoranze che non hanno esitato a trarre le inevitabili conseguenze che scaturiscono dall’avere ancora in circolazione un leader irresponsabile che ricerca più una rivincita personale. Riproponendo de facto il Mattarellum rimane impallinato un po da tutti all’interno del partito e presta pericolosamente il fianco a un D’Alema che nel mare del proporzionale ci ha navigato dentro per due terzi della sua carriera conoscendo tutte le sfaccettature e tutti i lati oscuri. Sa benissimo, D’Alema, che quel modello funzionò e garantì per oltre cinquant’anni il potere democristiano per motivi del tutto esterni a una qualsiasi legge elettorale.

Nessuno  è disposto a farsi incantare da suggestioni neo-Dc ripresentate sotto forma di un “Partito della Nazione” perché in questo vedono il proporzionale come un terreno elettivo di gioco per far contare di più le piccole realtà politiche come Alfano e Verdini. Ecco quindi la levata di scudi verso il segretario paventando lo spettro della possibile scissione minacciata più come un effetto collaterale che come causa. A Renzi deve essere sfuggita la regoletta che in politica l’errore più grave è pensare che quello che andava bene ieri vada bene anche oggi e magari anche domani altrimenti nel suo discorso a Rimini non avrebbe enfatizzato ancora oggi quel che diceva ieri.

Non è più tempo di proclami e novità da enumerare nel salotto di Vespa ma di scontri durissimi per la leadership del centrosinistra. E ci sarà qualcuno destinato a perdere.

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