La brutta copia

gentiloni

Si lo ammetto. Sono stato uno di quelli che dopo la vittoria del No al referendum si aspettava le piaghe d’Egitto, il crollo delle banche e del sistema economico, il rialzo dello spread, l’uscita dall’area euro, la rivolta delle piazze, lo chef Bottura che lascia l’Italia indignato, il prosciuttifico Ferrarini che si rivale sui dipendenti infedeli e orde di disoccupati vagare senza meta che manco in Walking Dead. Stranamente non è successo niente di niente, a parte il livore degli sconfitti che, mi immagino, sono ancora asseragliati sulle loro posizioni come Hiroo Onoda, ultimo soldato giapponese ritrovato dopo 30 anni dalla fine della guerra. Più che asserragliati, vorrei dire arrabbiati e la rabbia si sa, fa annebbiare il senso della ragione. Strano però, perché il nuovo governo Gentiloni non è altro che fotocopia del governo Renzi con la maggior parte dei ministri uscenti che hanno solamente cambiato dicastero. Per questo auspico e spero per l’avvenire che l’art. 92 della Costituzione possa cambiare con la seguente appendice:

«Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri, tranne quelli appena dimissionati perché sfiduciati dal popolo sovrano»

Per essere più precisi e usare una parola più appropriata dirò che questo governo, che ha soppiantato i mille giorni del governo Renzi, è la brutta copia di un semplice rimpasto. La brutta copia più che una fotocopia, perché Gentiloni non ha lo spessore di Renzi, non ha la sua arroganza (il che forse è un bene ma averne un pizzico non fa mai male), non ha il suo carisma, non ha una propria corrente di riferimento e soprattutto non ha l’appoggio di quel galantuomo di Denis Verdini che, dopo aver asservito il Don Chisciotte di Rignano come e più di un Sancho Panza qualsiasi, è stato scaricato senza tanti complimenti sacrificandolo all’altare della sinistra interna al PD.
Un governo brutto, la bruttissima copia dell’altro appena caduto, che moralmente schiaffeggia quegli italiani che con il proprio voto referendario hanno scelto di far cadere quell’esecutivo legato a filo doppio con la riforma della Costituzione. Ha un bel dire il neo ministro Luca Lotti che in un tweet afferma che sono arrivati (loro, i renziani) con il partito al 40%, hanno mantenuto il 40% alle europee e sono forti del 40% derivato dall’esito referendario, quando nella realtà sono come quelli assediati a Fort Alamo che intimano la resa agli assedianti, ben più numerosi. In questo tweet c’é tutta l’utopia di una classe politica nata e cresciata a hashtag slogan e frasi fatte non dissimile dal becero grillismo odierno. E hanno un bel che dire anche quelli che adesso riscoprono la bellezza della Costituzione quando rinfacciano agli stessi grillini che è il presidente della Repubblica l’unico che ha il mandato di nominare un nuovo primo ministro che a sua volta nomirà i ministri di governo, e che può sciogliere le camere per indire nuove elezioni se il governo incaricato non avesse i numeri per governare.  E’ tutta una questioni di numeri perché la matematica, che è una scienza esatta, non è mai un opinione. Ma a volte, come nel caso del governo Gentiloni, i numeri da soli, la matematica, dovrebbe lasciare il posto alla logica teoria del caos che avrebbe preferito altri nomi, magari più sciatti, ma non certo i soliti appena trombati che non toccheranno certo la Costituzione ma che con la scusa di varare una nuova legge elettorale, pian piano vivacchino fino a maturare l’agognato vitalizio.
Si, perché questi zombie che si scambiano gli auguri come se non si fossero mai visti prima una legge elettorale già ce l’hanno in tasca: il Consultellum. Si tratta di una legge proporzionale e senza correzioni che snaturi il voto, non perfettissima ma tale da ridare voce agli elettori e soprattutto ottima per estinguere la piaga dei parlamentari nominati dalle segreterie dei partiti a loro convenienza.
Ok, va bene che questa è derivante da quella gran boiata conosciuta con il nome di Porcellum, ma almeno questa Consultellum è validata dalla Corte Costituzionale, quindi potenzialmente operativa se solo si riuscisse a far fuori quell’Italicum che ormai nessuno vuole più per paura di ritrovarsi travolti dalla marea grillina e leghista.
Basterebbe poco, appena un mesetto o forse meno e poi tutti al voto.
In questo caso, #bastaunsi

 

 

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