Hasta la vista, Fidel!

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Ve lo dico in maniera semplice, da anticomunista e da medio progressista di centro destra: a me Fidel Castro piaceva.
Nell’immaginario della mia infanzia, tra i supereroi ‘900, figurava questo barbuto fumatore di sigaro perennemente in divisa verde oliva, che sbraitava al microfono in quella lingua dolce che mi sembrava un dialetto italiano di qualche remoto paesino del sud post borbonico. La nostra gioventù aveva bisogno di questi eroi che ci facevano fare il giro del mondo con la fantasia della lettura. Eroi che poi sarebbero diventati i miti di oggi e che anche la nuova gioventù riconosce come tali. Intendiamoci, non starò qui a fare un apologia di Castro né a raccontarvi la sua storia romanzesca degna di un racconto di Salgari, perché Castro non era certamente un santo (ma chi è, un santo, oggi giorno?) ma neppure quel diavolo brutalmente descritto dai suoi detrattori.
Fidel Castro era nato benestante nella meravigliosa Cuba descritta da Hemingway ma dopo gli studi da avvocato, si pervase dell’ideale socialista rivoluzionaria combattendo contro il corrotto governo del dittatore Fulgencio Batista che aveva ridotto Cuba a una sorta di bordello per opulenti americani. Qui è doverosa una precisazione: una dittatura (di qualunque colore essa sia) si ha solamente quando il popolo e le condizioni di un Paese sono allo stremo. Nella sua guerriglia contro la flaccida élite cubana dell’epoca si alleò con “il rivoluzionario” per eccellenza, Ernesto Che Guevara, e con lui condivise la lotta prima e il governo dell’isola caraibica poi finché le strade non si divisero. Guevara come detto era “il rivoluzionario” che sognava di esportare il socialismo nelle Americhe mentre Castro riteneva utopia la lotta armata nel continente preferendo esportare il futuro modello socialista cubano, accentrando il potere e sostituendosi a Batista nella dittatura. Cuba divenne così uno stato socialista di estrazione comunista in un contesto geografico dominato dall’espansionismo capitalistico (e non solo) statunitense dell’epoca che trovò in Castro il bastone tra le ruote, la propria nemesi. Dopo accordi sempre più stretti con l’Unione Sovietica divenne l’ago della bilancia della guerra fredda, permettendo ai sovietici di “avvicinarsi” al territorio metropolitano degli USA.

Cuba divenne il punto nevralgico delle vicende della Guerra Fredda, culminate nella famosa “crisi dei missili” del 1962 che ci portò vicinissimi alla guerra atomica. Sappiamo tutti come andò a finire, con i sovietici che ritirarono le loro navi recanti testate nucleari a Cuba dopo il preciso impegno di Kennedy che gli USA non avrebbero mai invaso l’isola, ma quel che non tutti sanno è che Castro chiese espressamente a Krusciov di cominciare l’attacco nucleare nella famosa “lettera dell’armageddon” del 27 ottobre 1962 perché convinto dell’imminente sbarco dei marines. Dopo questa avventura a Cuba rimase il meraviglioso sole caraibico, le sue persone sempre festanti, le vecchie Cadillac americane ma soprattutto l’embargo economico statunitense controbilanciato dalla sovvenzione di 5-6 miliardi di dollari annui da parte dell’Urss. Dopo il crollo dell’URSS, e la grossa recessione economica che rischiava di travolgere il regime, Castro mise a frutto la sua politica di socialisteggiante stringendo accordi commerciali sanciti con la Cina e gli altri paesi dell’America Latina come Bolivia, Ecuador e Venezuela nell’ambito del progetto di Alleanza Bolivariana per le Americhe. Poi la storia si fonde con i giorni nostri, con la visita di papa Giovanni Paolo II e più recentemente con la fine dell’embargo americano e la visita di Obama nell’isola.

Questo in sintesi il miracolo di Fidel Castro, forse l’unico comunista, con Lenin, che ha portato a compimento quel socialismo reale vagheggiato da Lenin senza mai apparire come un tiranno ossessionato dal potere e dal culto della personalità. Tra i tratti più caratteristici del lider maximo, non possiamo infatti dimenticare il suo appoggio alle realtà più povere del pianeta che necessitavano di supporto logistico. Non a caso, molti paesi sottosviluppati si sono ispirati al modello cubano per tentare di risalire la china, e non a caso proprio Fidel Castro è stato il segretario generale del Movimento dei paesi non allineati tra il 1979 e il 1983. Il suo obiettivo dichiarato è stato quello di costruire una società più giusta, dove sicurezza, sanità e istruzione fossero garantiti a più persone possibili radicalizzando appunto il socialismo reale nei paesi dell’America Latina. Come ho detto, l’altra faccia della medaglia castrista è un deciso impoverimento delle infrastrutture cubane e l’aver ridotto la produttività del lavoro, soffocando il consumo interno e la libertà dei cittadini. Nonostante i sigari esplosivi della CIA, i frappé avvelenati della mafia americana, i 638 attentanti alla sua vita, più d’una generazione di cubani è cresciuta sotto la sua forte influenza e la sua determinazione, più pura che anacronistica, hanno contribuito a crearne il mito.

Hasta la vista, Fidel.

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