I paragoni costituzionali

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Per avvalorare la loro tesi che la riforma della Costituzione ci assimilera’ ai moderni Stati democratici, i sostenitori del Si prendono a modello quei Paesi che nell’immaginario popolare hanno sinonimo di stabilità e efficienza. Anche in questo caso dimostrano una leggerezza imperdonabile mentendo sapendo di mentire, perché ancora una volta dimostrano di ignorare i fatti, la realtà ma soprattutto la storia conseguente.

Per esempio, parlando di democrazia, quelli del Si vengono a dirci che la nostra Costituzione sia vecchia rispetto alle esigenze attuali se non ché prendere a modello quella americana, vecchia di 200 anni. Negli USA il presidente ha certamente i pieni poteri esecutivi ma è pur sempre sottoposto all’autorità del Congresso, composto da entrambe le Camere, che hanno l’effettivo potere legislativo. Nella fattispecie i due poteri, esecutivo e legislativo, risultano opportunamente bilanciati attraverso una netta e rigida separazione ma anche una serie di pesi e contrappesi (il cosiddetto “check and balance“) mentre in Italia, con la riforma basata sull’Italicum, avremo un parlamento sproporzionatamente asservito alla volontà del partito del premier che potrà legiferare senza l’impiccio del Senato che non avrà più voce in capitolo. Personalmente non mi sembra la stessa cosa.

Un altro spericolato paragone dei sostenitori del Sì è paragonare il senato italiano che verrà con quello francese. In Francia il Senato rappresenta le autonomie locali ed è eletto da un collegio di 162 mila grandi elettori composto da deputati, consiglieri regionali e sindaci, e a una prima occhiata il paragone potrebbe essere calzante ma se andiamo nella peculiarità del caso in Italia saranno “eletti” ognuno nel proprio consiglio regionale di appartenenza composto da un minimo di 35 ad un massimo di 90 membri elettori. Vi sembra la stessa cosa? Per questo motivo le due realtà non sono assolutamente comparabili tra loro.

Sempre a mo di esempio, citando governi dii stabilità economica, quelli del Si prendono a modello la Germania. Non è un mistero che se parliamo di efficienza venga subito in mente il modello tedesco, ma è bene specificare che i tedeschi, con la loro efficienza non si sognerebbero neppur lontanamente di attuare una riforma come quella italiana. Per onor di chiarezza in Germania il Bundesrat (Senato) è composto da senatori eletti nei Lander, ossia gli stati federali; i delegati dei Lander hanno vincolo di mandato, votano seguendo le direttive dei rispettivi governi e sono obbligati a votare compatti pena la nullità del voto. Questa cosa si chiama federalismo e in Italia non solo non è mai stata completamente attuata ma con la riforma verrebbe definitivamente affossata accentrando il potere dello Stato centrale. Inoltre, in Germania, proprio perché sono più seri di noi e non fanno leggi ad minchiam, è obbligatorio il vincolo di mandato. Faccio un esempio ancor più esemplificativo: se il Land della Turingia (tanto per dirne uno) si esprime a favore della legge “A 1.23” tutti i suoi rappresentanti nel Bundesrat devono votare in quel modo! In caso di disaccordo hanno l’obbligo di astenersi. Ecco la sostanziale differenza con la riforma che prevede un Senato delle regioni solo a parole! I delegati tedeschi eletti al Bundesrat (Senato) sono vincolati alla volontà dei Lander che detiene il controllo diretto sui propri senatori, sostituendoli in ogni momento!!
Ultima e non ultima cosa, i senatori tedeschi NON godono dell’immunità parlamentare come invece è stato promesso a quelli italiani.

L’allarme dei costituzionalisti italiani non sta nella riforma del Senato ma sta nel ruolo che avranno i nuovi senatori che andranno a Roma “a titolo individuale, senza vincolo di mandato, e quindi esprimendo posizioni politiche di partito e non la voce delle istituzioni territoriali che dovrebbero rappresentare” per usare le parole del professor Valerio Onida, uno dei massimi giuristi costituzionali italiani. Oltre tutto la riforma Renzi-Boschi, contraddittoriamente alla non elettività del Senato unita all’assenza del vincolo di mandato, riconosce ai 95 consiglieri-senatori (5 saranno eletti dal presidente della Repubblica) il privilegio di revisionare la Costituzione ed eleggere ben due giudici della Corte costituzionale contro i tre giudici che invece spetterebbero alla Camera che, è bene ricordarlo, rimarrà invariatamente composta di 630 deputati creando una sproporzione irragionevole e pericolosa. Non vi sembra  uno squilibrio evidente?

Insomma, vengono a farci i paragoni quando i nuovi senatori non rappresenterano nessuno se non il partito che li ha mandati a Roma con l’immunità parlamentare in tasca. E continueranno a farci paragoni anche se il Senato sarà depotenziato ma non troppo perché manterrà un effimero potere di iniziativa legislativa anche se non sarà più elettivo. Se dovete fare i paragoni, almeno fateli in maniera chiara.

 

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