La complessità dell’art.70

stressed-man-among-question-marks-by-master-isolated-imagesL’attuale articolo 70 della nostra Costituzione Italiana recita:

La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.

Per far si che il nuovo Senato venga svuotato della sovranità popolare e rimpiazzato da un manipolo di funzionari a mezzo servizio asserviti al governo (a qualunque governo!) l’articolo 70 viene ingarbugliato in una supercazzola di 454 parole che dice tutto e non conclude niente. Vista la difficoltà nel capire il testo per la sua interezza, ho dovuto analizzarlo frase per frase, periodo per periodo, virgola dopo virgola in più giorni, altrimenti sarei stramazzato al suolo imbottito di Moment per il mal di testa.
Non è mistero che neppure quelli del Si abbiano compreso bene il nuovo caotico, confuso e mal scritto art.70 e qui sorge il primo interrogativo: perché una norma costituzionale così complessa quando al contrario dovrebbe essere di facile lettura per tutti?
Non si tratta di quisquilie, ma di un diritto fondamentale del cittadino avere un testo inappellabile a cui riferirsi come basamento dell’attività legislativa, all’interno della quale trascorre ed opera la vita quotidiana dei cittadini, delle imprese, delle comunità.

Con un supercazzolismo giuridico che non trova precedenti il nuovo articolo 70 “costituzionalizza” una serie di procedure, di solito attribuibili ai regolamenti delle Camere, atte a  irrigidire l’iter legislativo, dacché ogni violazione ed ogni conflitto di competenza tra le due Camere finiranno per essere di rango costituzionale, la cui giurisprudenza finirà per riscrivere, in via di fatto, la norma. Troppo difficile fino a qui? Ok, entriamo ancor più nella semplificazione, fin quanto sia possibile, alla maniera di Dante e Virgilio nell’Inferno
«Art. 70. — La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere (e fin qui niente di trascendentale ma adesso arrivano le specificazioni del caso…) per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’articolo 71 (la Costituzione non è un decreto Legge o un decreto presidenziale ma al contrario la base su cui vengono promulgati questi. perché dunque si rimanda ad altri articoli?), per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo (attenzione: la nuova Costituzione anziché servire da base su cui fondare la democrazia, costituzionalizza un futuro che dovrà essere ancora scritto! Cioè darà per buona la massimo livello possibile qualsiasi legge sarà scritta, esautorando i compiti della Corte Costituzionale che non avrà più voce in capitolo!!), le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni (ma i Comuni e le future città metropolitane non stanno già funzionando in autonomia?), per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea (in parole semplici le sempre più importanti politiche comunitarie che ci legheranno alla Unione Europea le dovrebbero discutere sindaci e consiglieri regionali che diverranno senatori, ma così facendo quando “lavoreranno” per il territorio e la comunità locale per cui sono stati eletti? Perché sembra che i nuovi senatori non debbano far poco o nulla ma così non è…), per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore di cui all’articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma (ma perché devono esserci in Costituzione così tanti rimandi ad altri articoli? Non vi sembra un poco esagerato?).

Le stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma (per quante volte l’abbia letta, questa non l’ho ancora capita)

Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati (in pratica tutte! Bella forza)
Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo (se la “trasmetti” vuol dire che può disporre a piacimento così come “esaminare” non significa trattare, ergo i senatori verranno solo informati di una cosa già decisa dalla Camera). Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo (prima però si devono mettere d’accordo un terzo dei senatori dopo che avranno fatto richiesta di esaminarlo. Se non si mettono d’accordo ora, figuriamoci dopo!), sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva (come dicevo prima il Senato non conta niente. A questo punto si faceva più bella figura ad abolirlo del tutto).
Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all’esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva (ma non si doveva attendere del tempo per le eventuali modifiche del Senato al testo?), la legge può essere promulgata.

L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117 (articolo che merita un discorso a parte), quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti (capito? ve lo spiego da uomo della strada: oltre a avere un Senato senza alcun potere con questo articolo si ridicolizza pure!!).

I disegni di legge di cui all’articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione (anche qui ammetto di essermi perso. Era già stato previsto prima, dove si specifica “Ogni disegno di legge…”? e si cambia il termine: 15 giorni anziché 30. Va bene che si rimanda ai D.L. dell’art. 81, ma allora non scrivere “Ogni disegno di legge”, ma specifica “con esclusione di quelli di cui all’art. 81…”, per la diversa tempistica. Uno strafalcione tale che alla Crusca un accademico sta già preparando un cappio).

I Presidenti delle Camere decidono, d’intesa tra loro (ma si ‘intenderanno’?), le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti.
Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all’esame della Camera dei deputati (finalmente un ‘potere reale’ del Senato. A questo punto, possono anche farsi un giro di telefonate oppure un gruppettino WhatsApp o meglio ancora trovarsi al bar durante lo spritz serale…)

Ricordo che la Costituzione deve essere la legge più intelligibile del nostro Paese e non causa di emicranie…….

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