Punto per punto (seconda parte)

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Eccomi pronto per la seconda parte degli articoli semplificando anche stavolta, punto per punto, il senso della riforma costituzionale e spiegando brevemente cosa comporteranno i vari articoli rinnovati.

9) L’articolo 72, comma 7 concede al governo, quando ritiene unilateralmente un disegno di legge come essenziale per il suo programma, il potere di iscriverlo all’ordine del giorno e sottoporlo al voto finale entro 70 giorni dalla deliberazione. Il Parlamento, che è l’unica rappresentanza del Paese, già sbilanciato verso il governo grazie allo spropositato premio dell’Italicum troverà la forza di opporsi all’uso indiscriminato e senza limiti della decretazione d’urgenza che diverrà standard? Meglio mantenersi il lauto stipendio da onorevole e i privilegi conseguenti alla carica perché quelli gli onorevoli li hanno mantenuti. Casta erano, casta saranno!

10) L’articolo 75, comma 4 per i referendum abrogativi riduce il quorum alla maggioranza dei votanti delle ultime elezioni solo se le firme raccolte da 500mila raggiungono quota 800mila. Quelli che dicono che l’innalzamento sia reso necessario per la crescita della popolazione dimentica di dire che la crescita della popolazione va di pari passo con la disaffezione per la politica. per colpa di chi? Ma dei senatori, ovvio, ecco perché si depotenzia il senato adducendo risparmi.

11) L’articolo 78 stabilisce che lo stato di guerra è deliberato a maggioranza assoluta e dalla sola Camera dei deputati. Due senatori del PD, Federico Fornaro e Carlo Pegorer, hanno calcolato che grazie all’Italicum i capilista nominati che andranno alla Camera saranno il 60,8%, cioè 375 su 630. A decidere in questo Parlamento che rappresenta quattro gatti potrebbe essere una falsa maggioranza di governo messa al vertice della piramide dal controverso premio dell’Italicum.
12) L’articolo 79 stabilisce che amnistia e indulto sono concessi a maggioranza dei due terzi dalla Camera dei deputati. Ogni giorno arrestano più politici che di mafiosi, quindi il ragionamento è presto fatto…..

13) L’articolo 83, comma 2 prevede che per l’elezione del capo dello Stato “dal 7° scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti“. Traduzione: il Capo dello Stato, organo di garanzia che rappresenta “l’unità nazionale”, potrà essere eletto anche se in aula sono presenti solo dieci deputati! Nella realtà dei fatti se al 7° scrutinio il governo può scegliersi il capo dello Stato, farà ostruzionismo fino al 6° per poi accaparrarselo e non avere rotture di scatole di livello istituzionale. #bastaunsi per questo abominio dittatoriale che non trova riscontro in nessun altro ordinamento costituzionale del mondo.

14) L’articolo 94 esclude il Senato dal sistema fiduciario senza che la riforma lo sostituisca con altri contrappesi. La fiducia al governo sarà concessa o revocata dalla sola Camera dei deputati dove la maggioranza è in realtà una minoranza gonfiata dal premio abnorme dell’Italicum e i deputati sono per il 60,8% nominati, cioè fedeli al loro capo partito in quanto dipenderanno da lui per la loro elezione e rielezione. Con buona pace del bicameralismo che dovrebbe sopravvivere….

15) L’articolo 116 consente forme di autonomia speciale ad alcune regioni che ne faranno richiesta, su parametri che saranno ancora da stabilire. Inoltre la ventilata maggiore autonomia delle regioni virtuose e il rilancio del sud non hanno alcun appiglio concreto nel testo della riforma. Con la precedente riforma del 2001 era stata prevista tale possibilità ma nessuna regione ne ha mai fatto uso. Quanto al sud, non c’è alcuna previsione specifica nel nuovo testo costituzionale. E non pare certo che sia sufficiente il nuovo riparto di competenze fra Stato e regioni per affrontare davvero (non diciamo risolvere) la annosa questione meridionale.
16) L’articolo 117 eleva a rango costituzionale le leggi dell’Unione europea – organo sovranazionale non eletto da nessuno. “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea e dagli obblighi internazionali“. La sovranità del popolo e la potestà legislativa dello Stato saranno limitate per Costituzione dalle leggi dell’Unione europea come già è sancito dal Trattato di Lisbona del 2007

17) L’articolo 117, comma 4 reintroduce la “clausola di supremazia statale“, utilizzata anche in passato per bloccare e scavalcare le autonomie locali. Per le grandi opere come il ponte sullo stretto o per il nuovo tratto autostradale Grosseto-Roma che stravolgerà l’ecosistema della maremma, tanto per citarne due a caso, le Regioni non avranno più potere di opporvisi

18) L’articolo 135 concede al Senato depotenziato e ridotto a soli 100 senatori non eletti da nessuno e senza vincolo di mandato, il compito di nominare ben due giudici della Corte Costituzionale, organo di garanzia insieme al capo dello Stato e al Consiglio Superiore della Magistratura. I giudici di nomina parlamentare sono in totale cinque, e alla Camera, composta da 630 deputati (in prevalenza nominati, è bene ribadirlo), ne spetteranno di conseguenza tre. Una sproporzione ben visibile e sopratutto incomprensibile anche a quelli che votano si.

19) In ultimo, l’Italicum è chiaramente legato a doppio filo con la riforma costituzionale (Combinato Disposto) La legge elettorale, attraverso il premio di maggioranza di 340 seggi su 630 assegnato NON alla coalizione tra più forze politiche ma alla lista monocolore dove il segretario del partito è anche premier, crea di fatto un sistema in cui il governo detiene sia il potere esecutivo che quello legislativo. Questa situazione crea una sproporzione di poteri, dato che in Parlamento, dove tra l’altro la fiducia sarà concessa o revocata solo dalla Camera, potrà disporre sempre e comunque di una maggioranza assoluta composta da un unico partito e da deputati in parte nominati tra i più fedeli attraverso i trucchetti dei capilista bloccati e delle multicandidature che tutti ben conosciamo. Gli organi di garanzia – presidente della Repubblica, Corte costituzionale e Consiglio Superiore della Magistratura – saranno inevitabilmente espressione di quella “maggioranza”.

Conclusioni:

Nel complesso si configura un bicameralismo imperfetto che però non trova riscontro in nessuna democrazia moderna. E non trova attuazione neppure nella riduzione dei costi.
A ora abbiamo:

  • 945 parlamentari.
  • 15 ministri.
  • 8 vice-ministri.
  • 35 sottosegretari.
  • 20 presidenti di regione.
  • 250 assessori regionali.
  • 1.100 (circa) consiglieri regionali.
  • 8.094 sindaci.
  • 120.000 consiglieri.
  • 35.000 assessori comunali.
  • 65 membri del Cnel.

Senza voler contare società miste e partecipate. La riforma eliminerà 215 senatori e i consiglieri Cnel, per un totale di 280 poltrone. Il totale delle attuali poltrone è di 165.524 euro. Come detto ne elimineranno 280, pari allo 0,169 %.
Un dato che non ha bisogno di commento………

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