Punto per punto (prima parte)



Ho cercato di semplificare, punto per punto, il senso della riforma costituzionale spiegando brevemente cosa comporteranno i vari articoli rinnovati. L’ho fatto in due volte per meglio agevolare la lettura.

1) L’articolo 57, comma 2 ridefinisce il metodo di elezione del Senato: i senatori non saranno più eletti ma nominati nei consigli regionali.

2) L’articolo 64 rimanda i poteri delle opposizioni ad un regolamento parlamentare che sarà scritto solo dopo che la maggioranza avrà avuto la maggioranza assoluta dei seggi grazie all’Italicum.

3) L’articolo 67, sebbene sia stato modificato, non prevede il vincolo di mandato neanche per i senatori nonostante non saranno più eletti. Proprio per la mancanza di tale vincolo, uno degli aspetti più abietti della politica italiana, anche i nuovi senatori non rappresenteranno nessuno e saranno vincolati solo al partito che li ha spediti a Roma regalando loro l’immunità parlamentare.

4) L’articolo 68 riconosce che nonostante i senatori non saranno eletti e non avranno vincolo di mandato potranno godere dell’immunità parlamentare come i membri della Camera. Inoltre ci sono serie possibilità di poter essere pescati nella classe politica più inquisita rappresentata dai consiglieri regionali. Facile pensare che il partito (perché è il partito che nomina i nuovi senatori, non dimentichiamolo mai questo!) manderà a Roma chi avrà la necessità di sfuggire all’arresto o ad una perquisizione. E a pensar male si fa peccato però…

5) L’articolo 70 Quello più incomprensibile contorto e prolisso di tutta la riforma perché rinvia ad altre disposizioni per ben 11 volte, riconosce al Senato il privilegio e l’onere di revisionare la Costituzione qualora ce ne fosse bisogno. Cioè, la riforma che adesso viene portata avanti ai massimi livelli, dopo verrà (se verrà) gestita da 100 senatori nominati e senza vincolo di mandato. Perché per questa riforma si muove il governo e se ne fosse necessaria un’altra basterebbero i senatori? 


6) L’articolo 71 attribuisce anche al Senato il potere di iniziativa legislativa. Ma quale iniziativa potrebbero mai avere dei senatori part-time, nominati dai partiti e senza vincolo di mandato? In nome e nell’interesse di chi proporranno le leggi?

7) L’articolo 71, comma 3 triplica il numero delle firme necessarie per le leggi di iniziativa popolare: si passerà da 50 mila a 150 mila. L’aumento è motivato dalla discussione in tempi certi “nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari”. Sembra oro che luccica ma in realtà (come si sono accorti persino i Radicali) i regolamenti devono essere ancora scritti, quindi non si a quanto corrisponderebbero questi “tempi certi”. Un mese, un anno, due anni? La discussione in tempi certi non è comunque una giustificazione valida ma strumentale. Il dato di fatto è che oggi, con la Costituzione attuale, bastano 50 mila firme, con la riforma, invece, ne serviranno 150 mila e chi giustifica questa scelta con l’aumento della popolazione non conosce i livelli di astensionismo politico della popolazione chiamata ad esprimersi. Inoltre tutti i referendum sono sottoposti (ora e anche dopo) al vaglio della Corte Costituzionale che può ritenerli validi di excursus oppure bocciarli. 

8) L’articolo 71, comma 4 introduce il referendum propositivo e di indirizzo dichiarando di “favorire la partecipazione popolare alla determinazione della politica nazionale”, accennando alla trasparenza come uno zuccherino quando in realtà tutto viene rinviando ad altra legge costituzionale per l’effettiva introduzione, definizione delle condizioni ma soprattutto, degli effetti della stessa. In altre parole, la riforma si limita ad ipotizzare l’esistenza di nuovi referendum, dei quali, però, la successiva legge costituzionale potrà limitarne le condizioni e, soprattutto, sterilizzarne gli effetti. Con buona pace della sovranità popolare

(Continua…..)

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