Trappola endorsement 

 

Stupisce ai più l’endorsement di Berlusconi verso Renzi definito “l’unico vero leader dentro la politica” ma stupisce ancora di più che tantissime persone si siano soffermate a queste parole e non abbiano seguito il contesto e il corollario per cui sono state dette. Intendiamoci, così facendo non fa altro che agitare ancor più le già tempestose acque di FI ma io credo che dietro ci sia una strategia ben mirata dalla semplicità disarmante: dare un colpo al cerchio e uno alla botte. E poco importa se gli iscritti di FI dovranno prendere un Moment contro il mal di testa dopo le ultime su Parisi prima e su Renzi poi.

Berlusconi ha capito che con il suo partito non potrà tornare ad essere quello che era e per non lasciare troppo spazio a un ingombrante Savini ha preferito il clamore con un annuncio che sa più di teatrale che di altro. Non per niente ha specificato che oltre a Renzi, l’altro leader fuori dalla politica sarebbe stato lui stesso, eludendo così Fitto, Toti, la  Meloni, Salvini oltre che le sue “creature” Alfano e Verdini.

Certamente, a Berlusconi piace così tanto il colpo di teatro che non ha mai fatto della coerenza una virtù schierandosi dalla parte del NO al referendum non certo per il merito della riforma (che ricalca quasi da vicino la sua del 2011) ma per pura ripicca contro la decisione di Renzi di far eleggere Sergio Mattarella nuovo presidente della Repubblica.

Oggi Berlusconi appare come stritolato dalla sue stesse contraddizioni compiendo l’ennesima capriola politica ma siamo sicuri che faccia il gioco di Renzi? Come detto FI, dopo abbandoni e scissioni, è ai minimi storici e difficilmente potrà diventare l’ago della bilancia. FI no, ma Berlusconi invece si perché nonostante tutto è l’unico vero leader rimasto sulla piazza, a parte Renzi appunto. La mia personale convinzione è che con questa uscita Berlusconi miri a destabilizzare Renzi dentro il proprio partito alimentando i malumori di quell’ala all’estrema sinistra del PD che vede nel segretario un despota usurpatore dell’ideologia storica della sinistra. Un PD sulla via della scissione sarebbe depotenziato e rimetterebbe in gioco FI e soprattutto lui. Quindi la domanda seguente è: ma siamo sicuri che nonostante i proclami, il patto del nazareno sia davvero acqua passata? A riprova di ciò Berlusconi continua così: “Vedremo se Renzi darà le dimissioni, comunque tutto sarà nelle mani del capo dello Stato. Con senso di responsabilità noi decideremo di conseguenza…”. Deciderà lui di conseguenza, ovviamente.

Nonostante la confusione sotto il cielo del berlusconismo, la logica del Cavaliere di non impegnarsi a fondo nel dibattito politico a favore del No per mantenere in sella Renzi non farebbe una grinza. 

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