Io voto NO !

renzi-boschiInnanzitutto un’osservazione: in Italia non mancano certo problemi assai più gravi da risolvere che pensare a cambiare la Costituzione? La riforma migliorerà l’economia, diminuiranno le tasse, garantirà il lavoro? No assolutamente. E allora perché questa fisima di cambiare una Costituzione che poteva essere aggiornata con pochi e semplici articoli? A mio modesto avviso la ragione è una sola ed evidente: la nuova costituzione amplia a dismisura i poteri del premier e del partito di maggioranza. Un remake della legge-truffa già proposta nel 1953.
Basterebbe questa sola ragione per votare NO anche a costo di essere etichettato come conservatore e populista. E qui voglio fare una doverosa precisazione. Secondo il Sabatini Coletti “populismo” è l’atteggiamento o il movimento politico tendente ad esaltare il ruolo e il valore delle classi popolari. Naturalmente però viene per lo più usato in un significato spregiativo se le tesi sostenute non sono di gradimento di chi detiene il potere. Per questo il populismo viene confuso con la demagogia e si ritiene che tenda ad assecondare le aspettative del popolo indipendentemente da valutazioni di contenuto o opportunità.Io mi ritengo un populista nel primo significato del termine e sono orgoglioso di esserlo! Doverosamente specificato ciò dico:
Io voto NO contro questi “nuovi” legiferatori che hanno saputo crearsi un nemico comune formato da partiti di destra, centro, sinistra e financo all’interno del proprio partito. Basti pensare a Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema che si sono schierati per il NO e bastano le parole di Massimo Cacciari: «Sono libero di dire che questa è una puttanata di riforma anche se voto Sì». Inoltre è solo il prolungamento artificiale del porcellum (e ho detto tutto!)
Io voto NO perché la Costituzione non va cambiata con lo scopo di raccattare voti come fosse una gara olimpica senza il fair play per chi arriverà secondo. Ma soprattutto perché dopo sarà impossibile modificarla per volontà popolare per l’elevato numero di firme richieste.
Io voto NO perché i fautori che sperano nel cambiamento sono gli stessi mentitori seriali di sempre, quelli che hanno dedicato bandierine gialle a Giulio Regeni e al contempo hanno dedicato accordi con Al-Sisi esultando all’ultimo golpe che “avrebbe garantito la stabilità” Una parola che rapportata al nostro referendum ci rende oscuri presagi. Coloro che invece votano NO sono costituzionalisti e persone dalla rettitudine cristallina come Gustavo Zagrebleski, Valerio Onida Paolo Prodi Antonio Baldassarre Gianmaria Flick Gherardo Colombo tanto per citare qualche nome.
Io voto NO perché questa riforma gode del plauso della Confindustria che ne ha prontamente individuato i pregi di potere, segnatamente nella possibilità di avere mano libera sull’art.18 e sul precariato come fossimo una colonia asiatica. Guarda caso tutte le leggi proposte per il rilancio economico (ad esempio il Jobs Act è una presa in giro) hanno cancellato dei diritti acquisiti dei lavoratori, aumentando l’indebitamento delle famiglie e il numero dei poveri.
Io voto NO perché sono nato libero e tale intendo restare, preferendo pensare con la mia testa anziché dar retta a slogan gestiti da giovani guru dell’informazione televisiva (che non conoscono neppure quale siano le regioni inefficienti come hanno scritto sui volantini) arrivati direttamente dall’America declassando la riforma costituzionale a una messa in onda di un programma come potrebbe esserlo il Rischiatutto.
Io voto NO perché vedo l’ignoranza di una generazione cresciuta a smartphone e youtube che non riesce neppure a confutarla, la riforma! Se in quasi ogni paese industrializzato esiste un “senato” (dal latino senatus, derivante a sua volta da senex «vecchio, anziano», propriamente «consiglio, assemblea degli anziani») che viene eletto e rappresenta DIRETTAMENTE i cittadini vorrà pur dire qualcosa.
Io voto NO perché non voglio che degli amministratori locali vadano a fare altro da quello per cui sono stati eletti sul loro territorio. Nella “revisione dell’articolo V della parte II della Costituzione” non si definisce il delicato rapporto tra Stato ed enti territoriali. Il cambiamento vanifica il percorso fin qui fatto sul federalismo iniziato con la riforma del 2001. Alle Regioni verrà sottratto il potere legislativo sulla tutela dell’ambiente, della salute e del territorio. La riforma prevede inoltre il ripristino della “clausola di supremazia statale”, attivabile dal governo (attenzione: NON dal Parlamento), che consente allo Stato di scavalcare le autonomie locali anche su quelle materie che restano di loro esclusiva competenza. Con buona pace di chi sognava un Senato su modello tedesco o americano (entrambi facenti parti di uno Stati federali e non accentratore di poteri)
Io voto NO perché spostare l’asse legislativo dal Parlamento a un Governo eletto con premio di maggioranza e senza garanzia per le opposizioni può avere derive dittatoriali senza possibilità di ripensamenti. Se a suo tempo un proboviro come Piero Calamandrei, sempre citato come “padre” dell’attuale Costituzione propose il premierato, lo fece a patto che i “contrappesi” fossero adeguati allo strapotere di un Presidente del Consiglio! Ecco perché propose (come poi è avvenuto) che il Presidente della Repubblica fosse eletto direttamente da ENTRAMBE le Camere e che la Corte Costituzionale e Magistratura fossero totalmente indipendenti in un sistema federale. Si chiama “legge della continenza” per questo motivo. Per questo chi dice  non ha bisogno di credere che la nostra sia la “Costituzione più bella del mondo”. Magari pensa che questa Costituzione vada cambiata. Ma, guarda un po’ il capriccio, che vada cambiata in meglio.

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