Oggi voglio soffermarmi su alcune questioni che la riforma costituzionale non spiega. Per essere sincero non sono sicuro di averle compreso nella sua interezza e questo non depone certo alla riforma stessa che avrebbe il merito di semplificare le cose. Vediamo nel dettaglio la modifica dell’art. 57 per ciò che riguarda il nuovo Senato e la procedura di elezione dei nuovi senatori.
Comma 1

Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica. I Consigli regionali e i consigli delle provincie autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori

Innanzittutto voglio rispondere a coloro che dicono che la riforma toccherà solo la Seconda Parte della Costituzione lasciando intatta la Prima (della serie: #statesereni) Ebbene ciò è falso! Con la riforma si vanificherebbe il concetto di Sovranità Popolare (art. 1 della Costituzione) Come? Se una Assemblea Parlamentare non viene costituita con il voto popolare (art. 57 modificato) non è delegata all’esercizio della Sovranità Popolare e non può più svolgere funzioni legislative e di revisione costituzionale. Una Assemblea Parlamentare che non rappresenta più l’intera Nazione (art. 67 modificato) non potrà più svolgere funzioni legislative e di revisione costituzionale ergo è vero che l’art. 1, non verrà toccato ma sarà svuotato del suo significato perché contraddetto nella “riforma” della Seconda Parte. Già questo basterebbe per saltare il banco. Ma andiamo avanti. Nel comma 1 si legge: “…eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti…” significa che la proporzionalità deve essere verificata rispetto alla composizione del Consiglio Regionale. Ma i Consigli regionali vengono eletti con leggi maggioritarie. Il sistema per collegi uninominali è già un maggioritario puro che verrebbe quindi ulteriormente irrigidito dalla proporzionalità con un organo eletto con il premio di maggioranza. In questo caso le opposizioni non avrebbero speranza di essere rappresentate con buona pace della democrazia.
Comma 5

La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti, in conformità alle scelte espresse dagli elettori pe ri candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma

Che accade se il più votato per il seggio senatoriale di un collegio non viene eletto Consigliere regionale? Poniamo il caso di una regione con un solo collegio uninominale. Il più votato in assoluto, poniamo per ipotesi pienamente realizzabile, non viene eletto Consigliere. Trattandosi di uninominale, la lista non ha altri candidati. Che accade? Il Consiglio “ELEGGE” un consigliere della stessa lista che non è stato neppure proposto agli elettori per il seggio senatoriale? O addirittura il seggio va ad altra lista? La “scelta” degli elettori viene in ogni caso disattesa. Quello che poi non si capisce è se si tratterebbe anche di una elezione effettuata dal Consiglio regionale o di una designazione «in conformità alle scelte espresse dagli elettori». Per dire, come esprimerebbero la loro scelta gli elettori? I Consiglieri più votati? Ma sono stati votati per fare i Consiglieri regionali! Allora? Una doppia preferenza? Se sarà così, se i nuovi Senatori saranno scelti dall’elettorato, perché il Consiglio regionale dovrebbe eleggerli «con metodo proporzionale»? Mah, forse verrà fatta una modifica specifica dopo. Sempre dopo però.
Comma 6

Con la legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonchè quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione della carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio

In questo comma si parla dei sindaci. Ma allora nella scheda ci sarà pure un elenco di Sindaci pro-tempore fra cui SCEGLIERE o i Sindaci vengono ELETTI dai consiglieri regionali? Dunque nel primo caso ad ogni elezione amministrativa che si svolge nella regione si chiamerebbe il popolo a scegliere? E nel secondo caso che facciamo? Ma ovvio: torniamo al punto di partenza con Senatori che non saranno stati scelti dal popolo. Effettivamente la cosa è talmente ingarbugliata che la Conferenza dei presidenti dei consigli regionali ha incaricato il prof. Paolo Feltrin di studiare una possibile legge elettorale regionale. Dopo tre mesi di studio e simulazioni la conclusione è stata che la Riforma produrrà “problemi tecnici piuttosto complicati che rendono questo processo di difficile attuazione” Ma invito voi stessi a leggere le conclusioni a cui sono arrivati i docenti universitari.
Vi basta questo per cominciare a stroncare questa Riforma? No perché, sempre in nome della semplificazione propugnata dal governo, vi lascio all’art.39 che è direttamente correlato all’art. 57 sopra citato ( attenzione: solo il primo comma conta ben 238 parole!)
articolo 39 riformato

1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista. 2. Quando, in base all’ultimo censimento generale della popolazione, il numero di senatori spettanti a una Regione, ai sensi dell’articolo 57 della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è diverso da quello risultante in base al censimento precedente, il Consiglio regionale elegge i senatori nel numero corrispondente all’ultimo censimento, anche in deroga al primo comma del medesimo articolo 57 della Costituzione. Si applicano in ogni caso le disposizioni di cui al comma 1. 3. Nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, sciolte entrambe le Camere, non si procede alla convocazione dei comizi elettorali per il rinnovo del Senato della Repubblica. 4. Fino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, la prima costituzione del Senato della Repubblica ha luogo, in base alle disposizioni del presente articolo, entro dieci giorni dalla data della prima riunione della Camera dei deputati successiva alle elezioni svolte dopo la data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Qualora alla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al periodo precedente si svolgano anche elezioni di Consigli regionali o dei Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano, i medesimi Consigli sono convocati in collegio elettorale entro tre giorni dal loro insediamento. 5. I senatori eletti sono proclamati dal Presidente della Giunta regionale o provinciale. 6. La legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 2 della presente legge costituzionale, è approvata entro sei mesi dalla data di svolgimento delle elezioni della Camera dei deputati di cui al comma 4. 7. I senatori a vita in carica alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale permangono nella stessa carica, ad ogni effetto, quali membri del Senato della Repubblica. 8. Le disposizioni dei regolamenti parlamentari vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, fino alla data di entrata in vigore delle loro modificazioni, adottate secondo i rispettivi ordinamenti dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica, conseguenti alla medesima legge costituzionale. 9. Fino all’adeguamento del regolamento della Camera dei deputati a quanto previsto dall’articolo 72, settimo comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 12 della presente legge costituzionale, in ogni caso il differimento del termine previsto dal medesimo articolo non può essere inferiore a dieci giorni. 10. In sede di prima applicazione dell’articolo 135 della Costituzione, come modificato dall’articolo 37 della presente legge costituzionale, alla cessazione dalla carica dei giudici della Corte costituzionale nominati dal Parlamento in seduta comune, le nuove nomine sono attribuite alternativamente, nell’ordine, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica. 11. In sede di prima applicazione, nella legislatura in corso alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, su ricorso motivato presentato entro dieci giorni da tale data, o entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, da almeno un quarto dei componenti della Camera dei deputati o un terzo dei componenti del Senato della Repubblica, le leggi promulgate nella medesima legislatura che disciplinano l’elezione dei membri della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica possono essere sottoposte al giudizio di legittimità della Corte costituzionale. La Corte costituzionale si pronuncia entro il termine di trenta giorni. Anche ai fini di cui al presente comma, il termine di cui al comma 6 decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano conformano le rispettive disposizioni legislative e regolamentari a quanto ivi stabilito. 12. Le leggi delle Regioni adottate ai sensi dell’articolo 117, terzo e quarto comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle leggi adottate ai sensi dell’articolo 117, secondo e terzo comma, della Costituzione, come modificato dall’articolo 31 della presente legge costituzionale. 13. Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, e sino alla revisione dei predetti statuti speciali, alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, ad esclusione di quelle che si riferiscono alle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e resta ferma la disciplina vigente prevista dai medesimi statuti e dalle relative norme di attuazione ai fini di quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione; a seguito della suddetta revisione, alle medesime Regioni a statuto speciale e Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale. 14. La Regione autonoma Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste esercita le funzioni provinciali già attribuite alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

Buona lettura ma soprattutto…..buona interpretazione.
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